La chiamavano Bocca di Rosa

6 AGO 20
Immagine di La chiamavano Bocca di Rosa
Qualcuno ha detto che se una persona vale qualcosa non può non avere avuto dei nemici. Tennyson affermava che non ha amici l’uomo che non si è mai fatto dei nemici e Flaiano suggeriva di conservare almeno un nemico per la vecchiaia. Non si può pensare che non abbia veri nemici chi scende nell’agone della politica, in cui la posta in gioco è così alta. Per questo ho sempre trovato un poco stucchevole e ipocrita, anche se fatta a fin di bene, la frequente affermazione che il contendente politico dove essere visto come avversario e non come nemico. Ora non vorrei “filosofeggiare”, ma mi chiedo: nella battaglia contro il nemico, al di là delle valutazioni etiche, quale è il limite che non si dovrebbe superare, sia a livello di individui che di soggetti collettivi, se si è razionali e se “ci si vuole bene” ? Per come la vedo io, è quello oltre il quale per vincere questo nemico si arriva, magari perchè accecati dall’odio, al paradosso di rinnegare sé stessi, i propri valori e convinzioni più di fondo. A perdere in qualche modo la propria identità. Un tempo in Italia chi credeva in principi garantisti poteva trovare molti riferimenti nella cultura e nelle persone di sinistra. Chi rifuggiva i moralismi intolleranti e ipocriti dei benpensanti e credeva all’affermazione della sessualità come spazio inviolabile di libertà individuale, era alla sinistra che poteva rivolgersi. Erano per me valori importanti e positivi, che rappresentavano tra l’altro, anche per la sx di tradizione comunista, un punto di incontro con la cultura liberale. Una sx lucida, a partire dalla miriade di intellettuali e maestri di pensiero che militano tra le sue fila, avrebbe dovuto difendere questa parte della propria identità, ad ogni costo. Invece, animata da un sacro furore, ha deciso, soprattutto a partire da Mani Pulite, che nulla era più importante che distruggere il nemico politico. E ha iniziato in realtà a distruggere la parte migliore di sé stessa.